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Intervista alla D.ssa Patrizia Turrini autrice del libro: "La comunità ebraica di Siena"
Mercoledì, 27 Febbraio 2013 - 09:45 - 2373 Letture

GLI EBREI A SIENA. 

INTERVISTA A PATRIZIA TURRINI, AUTRICE DEL LIBRO LA COMUNITÀ EBRAICA DI SIENA. I DOCUMENTI DELL'ARCHIVIO DI STATO DAL MEDIOEVO ALLA RESTAURAZIONE.

 

 

 

Il 27 Gennaio è stata celebrata la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell’Olocausto e della follia antisemita, e non solo, del Nazismo. Ancora oggi persiste in tutta Europa uno strisciante antisemitismo che nasce e si sviluppa millenni fa. Un recente libro dell’Archivista senese Patrizia Turrini, intitolato, La comunità ebraica di Siena (Pascal Editrice, 15 euro) ha analizzato la situazione degli Ebrei nella città del Palio dal Medioevo alla Restaurazione: “ Questo libro – si legge nell’introduzione- colma un vuoto nella storiografia della città di Siena, una lacuna troppo a lungo ignorata: il testo, delineando organicamente la storia della Comunità Ebraica senese, che per lunghi secoli fu numerosa e operosa, integra e dà nuova luce alla storia stessa della città”. Il volume è inserito nella prestigiosa collana “Documento di Storia” curata dal dipartimento di scienze storiche, giuridiche, politiche e sociali dell’università di Siena, reca una prefazione del professor Mario Ascheri e una nota della dottoressa Anna Di Castro, della sezione senese della Comunità Ebraica di Firenze. L’autrice ha lavorato sulla documentazione custodita presso l’Archivio di Stato di Siena, seguendo la vicenda della “Comunità” dal secolo XIII al XIX”.

Abbiamo fatto qualche domanda all’autrice.

1) Gli Ebrei a Siena. Il perché di questo libro Ho scritto questo libro per motivazioni anche personali, perché sono nata ai confini del Ghetto di Siena, a meno di 100 mt. dalla Sinagoga, pur in zona de "gentili" e perché la mia Contrada, la Torre, ha sempre avuto stretti rapporti con la comunità ebraica; pertanto considero gli ebrei senesi non separati da me ma dei prossimi vicini. Quindi ho voluto conoscerli nel modo in cui sono capace, cioè facendo ricerca storica negli archivi.

2) Quali le particolarità di Siena? A Livorno, per esempio, c'era un'"isola felice" per gli Ebrei. A Siena com'era la situazione?

La comunità ebraica senese è vista attraverso il filtro della documentazione conservata per lo più nell'Archivio di Stato di Siena, dove io lavoro come archivista; gli ebrei di Siena rivivono così attraverso le decisioni nei loro confronti prese dalle autorità pubbliche senesi dal sec. XIII fino al sec. XIX e risultano segnati dalla peculiare "alterità" loro impressa dalle normative ecclesiastiche più o meno accolte dalle autorità laiche. Ne emerge una comunità talvolta litigiosa e anche variegata, connotata non solo dal prestito ma anche da altre attività lavorative (produzione e lavorazione di lana e seta, sartoria e medicina, vivace imprenditoria), ma anche in alcuni casi connotati da povertà. Siena per gli ebrei non era l'isola felice rappresentata da Livorno, ma vi era minori ristrettezze rispetto a Firenze (a Siena potevano lavorare e commerciare la lana); gli ebrei senesi erano controllati e in un certo senso protetti dalla magistratura dei Regolatori, stipulavano matrimoni nella loro lingua, avevano ben cinque accademie dotate di librerie, praticavano il teatro, acquistavano immobili anche da cristiani, potevano costruirsi una sinagoga e impedire a ebrei venuti dalla Spagna di fare una loro sinagoga, avevano un loro "sciattino" per la carne kasher. Il Ghetto di Siena risulta un'area laboriosa e produttiva, sottoposta però a controlli rigorosi da parte dei cristiani, con le porte che si chiudevano ogni sera per riaprirsi al mattino.

3) Mi dà un po’ di dati, aneddoti particolari ecc.?

Fra le notizie curiose, Le cito il banchiere ebreo senese Laudadio Ysmael Da Rieti che nel primo Cinquecento, a un ospite che gli chiedeva se avrebbe desiderato abitare a Gersusalemme, dichiarava "Non voglio Gerusalemme, voglio soltanto Siena". Cito anche la partecipazione degli ebrei alla vita della città, in occasione delle visite dei granduchi, per le pubbliche feste, per le corse di palii. Cito i tanti processi di cui è costellato il libro, a dimostrazione di litigiosità interna ed esterna. Le lotte degli ebrei per affermare la loro indipendenza dalle strettoie delle corporazioni di mestiere che tentavano invece di imbrigliarli. Infine i pochi ebrei privilegiati che vivevano fuori del Ghetto ed erano in tutto e per tutto simili ai ricchi cristiani e i tanti che invece vedevano tutte le sere chiudersi i portoni, come in una prigione.

David Busato





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