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Categoria: Principale Libri Pascal Editrice Rivista - Il Chiasso Largo

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Il Chiasso Largo - Numero 0   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
Ordina ora prosso 365 Bookmark.it
Descrizione : Perché? Innanzitutto: perché “Il Chiasso Largo”? Per chi non è di Siena, spieghiamo che tra le numerose vie (o vicoli, o chiassi) che portano a Piazza del Campo (e viceversa), ce n’è una che ufficialmente si chiama “via Rinaldini”, ma che da sempre i senesi, familiarmente, hanno appunto nominato “Chiasso Largo”, semplicemente perché fra tutti è il più ampio e spazioso. Bene: noi vogliamo cominciare da qui, perché l’idea, l’immagine di questo spazio che congiunge il cuore di un’antica e splendida città con il resto del mondo, ispira una sensazione di apertura, di comunicazione, di scambio che a noi piace. Questo è lo spirito con cui questa rivista di cultura e letteratura vuole lavorare: uno spazio che si apre a Siena, per Siena e per il mondo; e scusate la presunzione. . . .La stagione delle riviste letterarie è lontana e sepolta. Oggi abbiamo internet, le biblioteche e le riviste online, i portali, i siti, etc. In rete vengono pubblicati interi romanzi. È giusto, è vero... Ma... le idee fermate sulla carta stampata e rilegata possiedono una forza, un’identità diversa. Dentro la scatola magica del nostro computer si muove il mondo ma una volta che quella scatola magica viene spenta, ecco che il mondo tace. Il libro è invece un oggetto che ha vita propria: ti aspetta sul comodino o in fondo alla borsa; te lo puoi portare in treno e lì, se vuoi, puoi abbandonarlo; lo troverà qualcun altro che forse lo leggerà... E poi un libro resta. Magari tace per decenni, tra gli scaffali di una libreria, ma un giorno qualcuno lo libera, lo legge, lo assorbe, lo trasforma e lo trasferisce ad altri sotto forma di pensieri, emozioni, magari attraverso un altro libro. E poi, per chi scrive, avere tra le mani una pubblicazione che contiene qualcosa di suo è una sensazione straordinaria e unica.

Pagine: 70

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Questo libro è stato aggiunto : Nov 23, 2006
Punti: 1572
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Il Chiasso Largo - Numero 1   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
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Descrizione : Perché? Innanzitutto: perché “Il Chiasso Largo”? Per chi non è di Siena, spieghiamo che tra le numerose vie (o vicoli, o chiassi) che portano a Piazza del Campo (e viceversa), ce n’è una che ufficialmente si chiama “via Rinaldini”, ma che da sempre i senesi, familiarmente, hanno appunto nominato “Chiasso Largo”, semplicemente perché fra tutti è il più ampio e spazioso. Bene: noi vogliamo cominciare da qui, perché l’idea, l’immagine di questo spazio che congiunge il cuore di un’antica e splendida città con il resto del mondo, ispira una sensazione di apertura, di comunicazione, di scambio che a noi piace. Questo è lo spirito con cui questa rivista di cultura e letteratura vuole lavorare: uno spazio che si apre a Siena, per Siena e per il mondo; e scusate la presunzione. . . .La stagione delle riviste letterarie è lontana e sepolta. Oggi abbiamo internet, le biblioteche e le riviste online, i portali, i siti, etc. In rete vengono pubblicati interi romanzi. È giusto, è vero... Ma... le idee fermate sulla carta stampata e rilegata possiedono una forza, un’identità diversa. Dentro la scatola magica del nostro computer si muove il mondo ma una volta che quella scatola magica viene spenta, ecco che il mondo tace. Il libro è invece un oggetto che ha vita propria: ti aspetta sul comodino o in fondo alla borsa; te lo puoi portare in treno e lì, se vuoi, puoi abbandonarlo; lo troverà qualcun altro che forse lo leggerà... E poi un libro resta. Magari tace per decenni, tra gli scaffali di una libreria, ma un giorno qualcuno lo libera, lo legge, lo assorbe, lo trasforma e lo trasferisce ad altri sotto forma di pensieri, emozioni, magari attraverso un altro libro. E poi, per chi scrive, avere tra le mani una pubblicazione che contiene qualcosa di suo è una sensazione straordinaria e unica.

Pagine: 100

Dimensioni: 14x21


Questo libro è stato aggiunto : Feb 26, 2007
Punti: 1426
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Il Chiasso Largo - Numero 2   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
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Descrizione : Lo stato della poesia

Lo scorso 3 maggio abbiamo partecipato a Roma a un interessante seminario organizzato dall’Universitas Montaliana, presieduta dalla poetessa Maria Luisa Spaziani, che aveva per argomento la situazione delle riviste letterarie in Italia. Sede prestigiosa: la biblioteca della Camera dei Deputati. Relatori tre illustri critici e poeti: Claudio Damiani, Domenico Maffia, Elio Pecora. Ciò che abbiamo ascoltato ha confermato qualcosa che sapevamo già di noi: cioè che siamo dei coraggiosi o forse dei temerari e incoscienti. Le riviste letterarie nel nostro paese vivono vita grama: nascono e muoiono dopo pochissimi numeri; non riescono a essere distribuite in libreria; hanno una circolazione faticosa e incerta... Il convegno ha però testimoniato anche quale fondamentale funzione svolgano quelle poche riviste che, pur tra tanti problemi, riescono a tirare avanti: offrire uno spazio di visibilità ad autori che diversamente non avrebbero altra possibilità per far ascoltare la propria voce, date le maglie sempre più strette degli accessi all’editoria italiana, almeno per gli autori esordienti o comunque non celebri. Questo discorso è particolarmente e drammaticamente vero per i poeti. Si sa che la “poesia” non vende; quindi molti poeti, anche di chiara fama, con al proprio attivo pubblicazioni ben recensite dalla critica e, magari, qualche premio nel carniere, stentano a trovare un editore e, sovente, devono rifugiarsi nella piccola editoria di provincia. Figurarsi come vanno le cose per i poeti di fama meno “chiara”… Quindi la rivista, come unico terreno di primo approccio alla pubblicazione e di verifica delle proprie potenzialità. E si tratta di uno strumento privo di alternative, perché - anche questo è emerso con chiarezza dal seminario - ricorrere a internet per intervenire su riviste on line, blog e forum, generalmente lascia l’autore deluso e inappagato: in queste riviste virtuali spesso regna la più assoluta confusione; su di esse vanno in scena polemiche furiose tra presunti poeti che prendono il sopravvento sui testi; intervenire in queste sedi si risolve comunque in un’esperienza effimera, che non lascia traccia. Ben altre emozioni, possibilità, piaceri ci danno carta e inchiostro. Da tutto questo, nuova voglia di andare avanti, di offrire spazio alla creatività, di farci conoscere.

Pagine: 121

Dimensioni: 14x21


Questo libro è stato aggiunto : Giu 28, 2007
Punti: 1423
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Il Chiasso Largo - Numero 3   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
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Descrizione : Da un quotidiano del 9 ottobre, apprendo che una recente indagine statistica ha rilevato che in Italia, negli ultimi anni, si è letto in molti meno, ma molto di più: è diminuito il numero dei lettori, ma è aumentato il numero dei libri venduti. Gli italiani che amano la lettura sono sempre meno, tuttavia questo “zoccolo duro” dedica sempre più tempo alla propria passione. Dunque tra i lettori non troverebbe applicazione un concetto ispirato a logiche egualitarie o solidaristiche, tipo: “Leggere meno, leggere tutti”. Vale invece il “Meno siamo, meglio leggiamo”. D’altro canto non è certo colpa di chi legge se la maggior parte dei propri concittadini non lo fa. Semmai potrebbe essere colpa di chi scrive, o di chi pubblica. Ma, alla fine, perché tormentarci se tanta gente non vuol saperne di prendere in mano un libro? Peggio per loro, mi viene da dire. Questo sarà probabilmente un atteggiamento poco responsabile o scarsamente civico, perché la diffusa ignoranza del nostro popolo (il nostro è uno dei paesi dove si legge meno, nel mondo progredito) è, a mio avviso, alla base di molti dei suoi problemi. Ma la cultura è una di quelle cose che non si possono prescrivere come le medicine, né emanare per decreto legge. Certo dovrebbe pensarci la scuola a stimolare l’interesse, la curiosità verso la lettura. Ma la nostra scuola, nelle condizioni in cui versa, è già tanto se riesce a procurare ai ragazzi un’istruzione, figuriamoci la cultura o la voglia di costruirsene una. Magari è giusto, quando se ne ha l’occasione, invitare la gente ad accostarsi al libro. Io, normalmente, lo faccio cercando di spiegare come la nostra vita quotidiana sia intessuta di letteratura. A esempio: viviamo bombardati da slogan pubblicitari che spesso traggono la loro ispirazione da luoghi letterari. Sfoglio una pubblicazione di automobilismo e trovo che c’è una piccola city car denominata “Cuore” (De Amicis). Qualche pagina dopo scopro che una lussuosa berlina viene reclamizzata con queste parole, “La quiete e la tempesta” (Leopardi). Gli spot che ci assalgono dalla televisione sono frequentemente ispirati da film che, a loro volta, sono tratti da opere letterarie… Cerco di far capire al mio restio interlocutore di turno che, se non sei tu a leggere i libri, sono i libri che leggono te; nel senso che coloro che li hanno letti hanno un vantaggio che gli consente di interpretarti e magari anche gestirti. Perché leggere molti libri è come vivere molte vite; significa moltiplicare in modo esponenziale la propria “esperienza”. Insomma vivere senza leggere è come utilizzare un complesso macchinario, senza aver letto il libretto delle istruzioni. Certo il macchinario potrà mal funzionare anche se si è studiato il libretto, ma se non lo si è fatto la cosa è pressoché inevitabile. Ci provo, ma non so con quali risultati. E allora consoliamoci con la parte buona della notizia: chi legge, legge più di prima. È un dato importante. Gli altri non sanno cosa si perdono.
Questo libro è stato aggiunto : Nov 20, 2007
Punti: 1380
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Il Chiasso Largo - Numero 4   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
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Descrizione : Noi, ragazzi degli anni ‘50 Quelli nati, come il sottoscritto, nei primi anni cinquanta del secolo passato hanno avuto un singolare destino. Sono entrati nell’età della ragione mentre l’Italia viveva un momento magico, il boom economico. E anche nel mondo sembrava che le cose non andassero poi tanto male: la seconda guerra mondiale era finita l’altro ieri, i buoni avevano sconfitto i cattivi, il colonialismo declinava, c’era la guerra fredda ma cominciava la “distensione”. Il Vietnam ancora non sapevamo dove fosse. A scuola si assegnavano i temi sul “progresso”. L’umanità non aveva ancora preso coscienza dei prezzi che l’indiscriminato saccheggio delle risorse naturali avrebbe comportato. Il buco nell’ozono ancora non c’era, o almeno non ce ne eravamo accorti. Da noi la Fiat 600, la televisione, i frigoriferi e le vendite a rate cominciavano a persuadere un popolo tradizionalmente povero di avere finalmente, e pacificamente, conquistato il “posto al sole”. Quando un bimbo entra nell’età della ragione e comincia a prendere coscienza della realtà che lo circonda, è fatalmente portato a credere che il mondo sia così, come lo vede in quel momento, e basta; che così, naturalmente, devono andare le cose. Quindi noi, bambini degli anni cinquanta, innocentemente credemmo che i presidenti degli Stati Uniti non potessero che essere tutti come John Kennedy, i papi come papa Giovanni; che fosse normale avere politici della levatura di Nenni, Moro, Saragat, La Malfa, Togliatti… Nessuno ci avvertì che invece stavamo vivendo un momento eccezionale, che come tutte le cose straordinarie sarebbe durato poco. Il fatto è che, forse, anche i nostri padri, che avevano attraversato le tragedie della guerra, si illudevano che fosse cominciata “l’età dell’oro” o, semplicemente, che la sfiga fosse finita. A noi parve del tutto normale che nel panorama letterario campeggiassero, tutti insieme, Gadda, Pasolini, Fenoglio, Moravia, Pratolini, Buzzati, Ginzburg, Testori, Ungaretti, Montale, Quasimodo, Raboni, Caproni, Luzi; che si stampassero riviste come “Officina”, “Nuovi Argomenti”, “Belfagor”. Quando mettemmo da parte “Cuore” e “I Ragazzi della via Pal” e cominciammo a leggiucchiare, magari di nascosto, qualcosa più “da grandi”, quelli trovammo. Analogamente demmo per scontato che il cinema fosse popolato da signori come De Sica, Rossellini, Antonioni, Visconti, De Santis, Comencini, Risi, Vancini, Zurlini, Pontecorvo, Zeffirelli, Monicelli, Germi, Rosi, e ci parve ovvio che essi avessero a disposizione attori come Gassman, Tognazzi, Manfredi, Mastroianni, Anna Magnani, Totò, Peppino, Fabrizi… alcuni dei quali ci prendemmo persino il lusso di giudicare attori “di cassetta”. Naturalmente era anche cosa di tutti i giorni che in teatro operassero Strehler, Eduardo De Filippo, la compagnia dei “Giovani”, Squarzina, Scaparro… E nella musica? Sbocciava in quegli anni la “scuola di Genova”, la stagione dei grandi cantautori. Il che ci convinse che le canzoni non potessero che essere quelle di Paoli, De André, Guccini, Ciampi, Bindi, Tenco, Lauzi, Martino, Endrigo, che insomma fosse la cosa più semplice di questo mondo comporre “Il cielo in una stanza”, “La canzone di Marinella” o “Auschwitz”. Quando proprio si voleva volare basso e andare sul commerciale “da sartine”, ti ritrovavi in compagnia di gente come Modugno, Celentano, Di Capri…(!) Un periodo di straordinario vigore ideale, di intenso fermento culturale e artistico. Breve. Che presto, troppo presto, imparammo a rimpiangere. No, signori: non venite a raccontarmi la storia che quando si invecchia nasce fatalmente la nostalgia del passato, che è naturale che ognuno guardi all’epoca della propria gioventù come all’eden perduto… Non diciamo fregnacce. Sfido chiunque a trovare in periodi precedenti o successivi della storia d’Italia del ventesimo secolo (mettendoci dentro, in omaggio, anche questo quasi primo decennio del ventunesimo) una fase caratterizzata da una proposta culturale quantitativamente ricca e qualitativamente alta, da una spinta innovativa, da una genialità creativa come quella che abbiamo vissuto dalla fine della guerra fino al termine dei favolosi anni sessanta. E non ho parlato di pittura, di architettura, del design… Quelli furono anni formidabili, non la stagione dei Capanna e degli Scalzone. Anzi a me viene da pensare che una delle origini storiche del ’68 (che quest’anno compie mezzo secolo e tanti auguri) stia proprio nella delusione patita da una generazione che aveva ingenuamente creduto nei miti dei “due Giovanni”, degli “americani buoni”, del progresso tecnologico al servizio dell’umanità e non, invece, del profitto di una parte infinitesimale di essa che sfrutta la rimanente. Ma lasciamo perdere il ’68, illusioni e delusioni; rimane indubitabile che per noi, che ci affacciammo alla consapevolezza in quell’epoca così rigogliosa di talenti, suggestioni e idee, questo che viviamo è il tempo delle povertà: abbiamo voluto rinunciare alle ideologie, ma abbiamo perso anche gli ideali. Pure le semplici idee scarseggiano. L’impulso originale della nostra creatività, nella letteratura come nel cinema, tende a uniformarsi a modelli, schemi e canoni d’oltreoceano che, di regola, quando ci raggiungono sono già logori. I modelli che emergono dai media sono stereotipi conformi alle logiche e alle esigenze del consumo: nella televisione e sui giornali presto la spazio pubblicitario supererà da solo quello complessivamente dedicato a spettacolo, informazione, intrattenimento e sport… La presenza dell’intellettuale nelle televisioni è ormai tassativamente legata all’esibizione dell’ultimo libro, ultimo film, ultimo cd, prodotto dal medesimo. Circa sessant’anni fa, Pierpaolo Pasolini aveva previsto tutto questo. Non lo capimmo, non lo ascoltammo. È il destino dei grilli parlanti; dei rivelatori di verità scomode. Il Paese che ci sta intorno, con città sepolte dalla spazzatura, una criminalità organizzata divenuta industria, la violenza endemica, una classe politica inefficiente, spesso corrotta, è il risultato dell’indifferenza che abitualmente lascia cadere nel nulla ogni richiamo ai valori. I ragazzi degli anni ’50, che insieme a Kennedy sognarono la nuova frontiera, vivono con disagio, smarrimento tutto questo. Ma quei ragazzi, che da decenni non sono più tali, che cominciano ad avere i capelli grigi, che hanno vissuto un mondo diverso, hanno il dovere di ricordare, di trasmettere, di rappresentare. Quando io avevo sedici anni ascoltavo De Andrè e Guccini, non Rabbagliati, come aveva fatto mio padre a quell’età. Per i sedicenni di oggi, invece, De Andrè è un mito e vanno in massa ai concerti di Guccini. Quando io avevo sedici anni non leggevo Pitigrilli o Guido Da Verona, leggevo “Il giovane Holden” o “Lessico familiare”, che però vengono letti anche dai sedicenni di oggi. Ecco, si potrebbe cominciare da questo. Da quel poderoso patrimonio di valori condivisi che i creativi, trasgressivi, libertari primi anni sessanta riuscirono a costruire e che, dopo aver attraversato i decenni, sono vivi ancora oggi.
Questo libro è stato aggiunto : Ago 06, 2008
Punti: 1366
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Il Chiasso Largo - Numero 5   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : € 5,00
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Descrizione : In questo numero:

L’amico che insegnava la memoria

Lo scorso 21 marzo, quasi all’improvviso, ci ha lasciato Aurelio Ciacci. Amico discreto, ma assiduo e prezioso della nostra casa editrice, di questa rivista. Qui non vogliamo parlare del valoroso partigiano, dirigente di partito, parlamentare. Lo fece benissimo da sé nel suo libro, “Viale Curtatone”, che un po’ estorcemmo alla sua ritrosia, alla sua sobrietà: “Non mi va di scrivere delle memorie. C’è sempre grande ipocrisia nei libri autobiografici”, diceva. Così ci mettemmo d’accordo per un libro intervista, una sorta di dialogo su cinquant’anni di vita politica; al termine del quale, comunque, volle precisare: “Tutto quello che ho detto è vero, ma non tutto il vero ho potuto dire”. Non era mai accomodante. Aveva il vizio della verità, e della memoria. E, giunto ormai in vista degli ottanta anni, - al tempo in cui scrivevamo - non era disposto a separare le due cose. Non era un uomo semplice, Aurelio. I suoi ultimi anni sono stati sereni, ma dominati da una riflessione costante e indagatrice sul senso delle esperienze accumulate. Apparteneva a quella generazione di comunisti che della fede politica avevano fatto una religione; per i quali non era mai esistita distinzione tra vita privata e impegno politico; serenamente convinti del ruolo benefico esercitato dal Pci nella società italiana. Comunisti militanti che, pure, dovettero assistere al crollo prima del mito e poi della stessa entità dell'URSS; alla trasformazione del proprio partito-casa; alle sue divisioni. Ma a differenza di tanti altri militanti - anche molto più giovani - Aurelio non visse passivamente i cambiamenti: non fu mai uno di quelli che “si adeguano”. Ciacci il cambiamento lo visse innanzitutto dentro di sé, con buon anticipo sui tempi storici, e nel partito ne fu interprete e ispiratore. Della sua lezione politica ci resta il gusto per il confronto, la curiosità di indagare, capire l’altro. Un istinto innato per l’analisi, la caparbietà con la quale costantemente tendeva alla sintesi unitaria, anche dopo aver colpito l’interlocutore con le pungenti frecce dell’ironia; o mentre subiva a sua volta l’ironia dell’avversario. L’ironia era la sua arma preferita, amava usarla ed era sempre prontissimo ad accettarla; e questo è parte della lezione umana che ci ha lasciato. Insieme all’uso della modestia, l’esercizio della ragione, l’orgoglio della memoria. Oggi viviamo giorni difficili e confusi, in cui qualcuno vorrebbe riscrivere i libri di storia, altri dedicare vie a chi fiancheggiò l’Olocausto. Il tutto sull’altare di un’ambigua pulsione pacificatoria. E allora tornano alla mente parole semplici e chiare, come quelle scritte da Aurelio, tre anni fa: “Io credo nella necessità di una pacificazione… Ma pacificare non vuol dire dimenticare che, in quella guerra, ci furono aggressori e aggrediti, persecutori e perseguitati, sterminatori e sterminati. Ci può essere pacificazione, ma senza dimenticare che ci furono ragioni e torti”. Ancora grazie, Aurelio.
Questo libro è stato aggiunto : Ago 06, 2008
Punti: 1288
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Il Chiasso Largo - Numero 9   Molto popolare

Categoria : Libri Pascal Editrice / Rivista - Il Chiasso Largo


Autore : Pascal Editrice

Prezzo : 5,00
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Descrizione : Alda Alda Merini non scriverà più versi. Probabilmente ci saranno editori che pubblicheranno postume sue poesie; il malvezzo di raschiare il fondo dei cassetti dei grandi autori defunti non morirà mai. Ma quel limpido fiume carsico che sotto la superficie di una vita stenta e sventurata, a più riprese è emerso per offrire una delle più nitide e alte testimonianze liriche del novecento e di questo breve scorcio di un nuovo secolo, si è raccolto per sempre nel suo letto sotterraneo. Quando muore un poeta, non cessa semplicemente di vivere una persona; si spegne una luce che illuminava di verità uno spazio del nostro esistere; si chiude una finestra dalla quale era possibile guardare con occhi diversi ciò che a tutti è dato guardare ma a pochi vedere. Certo i grandi poeti sono immortali. Ma la loro immortalità può essere peggiore di una dignitosa e irrevocabile estinzione. Spesso li imbalsamiamo in stereotipi arbitrari, scaviamo loro una nicchia e li incassiamo nel muro, li congeliamo in aride antologie… Mentre il poeta è un decifratore e ricodificatore del reale, scompone la vita in segmenti reinterpretati dalla sua sensibilità e personale visione del mondo e ce la ripropone sotto forma di allusioni, sogni, metafore, analisi; concedendoci conoscenze e angoli di visione che prima non possedevamo. Quando un poeta muore, seppelliamolo con grazia e rassegnazione. Ma l’omaggio vero che possiamo rendergli sta nel continuare a tenere in vita la sua poesia, proseguendo nella ricerca che egli ci ha indicato. Detta così sembra cosa ovvia e facile. Il fatto è che non accade mai. Sembrerebbe che la poesia sia inutile. Forse è proprio così. Tutti onorano e celebrano Dante, Leopardi, Montale, ma se ci guardiamo intorno, se ci specchiamo nella società amorale, volgare, violenta, qualunquista che ci circonda, troviamo ignorata, nei fatti, la loro esperienza. E non è questione di istruzione o meno: anche chi ha studiato e può definirsi colto emana a piene mani amoralità, volgarità, violenza… Qualcuno, a questo punto, mi darà del moralista: ormai non esistono più le persone morali. Non appena qualcuno si permette di fare un minimo richiamo a qualche valore etico viene bollato come “moralista”. Io non credo di esserlo; vorrei solo un briciolo di coerenza. Vorrei che questa società, nel suo complesso, almeno provasse a vivere un minimo in aderenza con quei principi e valori e fini (civili, religiosi, sociali) ai quali, a parole, dichiara di ispirarsi. Tutto qui. Allora, Alda Merini: ha cantato la propria emarginazione, il proprio essere altro e al di fuori dalla vita di tutti, ha esplorato la disperazione degli ultimi e il senso profondo dell’essere a questo mondo di ognuno. Che il suo messaggio resti, crei, incida, mentre in questo paese aumentano gli emarginati, si perseguitano i diversi, per razza o per natura, si sacrificano gli ultimi di ogni condizione. Almeno noi pochi che ci crediamo, comandiamoci le sue parole: “…la verità è sempre quella/ la cattiveria degli uomini/ che ti abbassa/ e ti costruisce un santuario di odio/ dietro la porta socchiusa…”
Questo libro è stato aggiunto : Lug 22, 2010
Punti: 1211
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